28. Liberazione dell'eretico Pietro d'Assisi

RIFERIMENTO LETTERARIO
Pietro di Alife, accusato di eresia, era stato arrestato a Roma. Per ordine del papa, fu consegnato al vescovo di Tivoli, che lo fece rinchiudere in carcere. Pietro, devoto di San Francesco, lo invocò con fede nella vigilia della festa del santo. Durante la notte, per intercessione di Francesco, i ceppi si spezzarono e Pietro si ritrovò miracolosamente libero. Il vescovo, vedendo il prodigio, riconobbe l’intervento soprannaturale e liberò l’uomo. (Legenda Maior Miraculum V,4)
CONTESTO
L'ultima scena del ciclo, la Liberazione di Pietro l'eretico, sposta l'azione a Roma e mostra Francesco come protettore della giustizia e potente intercessore capace di spezzare i vincoli materiali.
Secondo il racconto delle Fonti Francescane, un uomo di nome Pietro, accusato ingiustamente di eresia, fu rinchiuso in una prigione sorvegliata. Nonostante le pesanti catene e la stretta sorveglianza, egli invocò San Francesco nel giorno della sua festa e fu miracolosamente liberato.
ANALISI dell'OPERA
Giotto ambienta la scena a Roma con estrema precisione topografica, inserendo sulla sinistra la Colonna di Marco Aurelio (o Antonina). Questo dettaglio non è solo decorativo, ma serve a dare autorità storica al miracolo, collocandolo nel cuore della cristianità.
Al centro, Pietro l'eretico esce dalla prigione con i ceppi ancora alle caviglie ma ormai aperti. Francesco appare in alto, in un volo scorciato, mentre con un gesto imperioso ordina la liberazione del prigioniero.
In basso, i soldati incaricati della sorveglianza sono colti in un momento di totale confusione e stupore. Giotto descrive magistralmente il contrasto tra la forza fisica delle guardie (armate e corazzate) e la forza spirituale del Santo che annulla i loro sforzi senza sforzo alcuno.
Sulla destra, un vescovo e altri religiosi osservano la scena. Il vescovo tiene in mano le catene spezzate, quasi a esaminarle, portando la prova tangibile del miracolo davanti alla comunità.
L'affresco illustra il potere di Francesco di sciogliere i nodi dell'ingiustizia. Come riportato nella Legenda Maior di San Bonaventura, questo miracolo dimostra che chiunque invochi il Santo con fede può trovare la libertà, sia essa fisica (dalle prigioni) o spirituale (dalle catene del peccato).
