27. Confessione della donna resuscitata

RIFERIMENTO LETTERARIO
A Benevento una donna morì senza aver potuto confessare un peccato grave. I familiari, disperati, invocarono l’intercessione di San Francesco, già morto ma venerato come potente intercessore. Il santo apparve e ottenne da Cristo che la donna tornasse in vita per pochi istanti. Risvegliata, la donna si confessò davanti ai presenti, rivelando l’unico peccato non ancora assolto. Subito dopo, “fatta la confessione, si addormentò nel Signore”, morendo una seconda volta ma in grazia di Dio. (Legenda Maior Miraculum II,1)
CONTESTO
La Confessione della donna resuscitata, è uno degli episodi più drammatici e singolari dell'intero ciclo. Illustra il potere di Francesco di intercedere presso Dio affinché sia garantita la salvezza eterna anche dopo il decesso fisico.
Secondo la Legenda Maior, una donna di Montemarano era morta con un peccato grave non confessato. Grazie alle preghiere dei parenti a San Francesco, ella tornò in vita il tempo necessario per confessarsi al sacerdote, per poi spirare definitivamente in grazia di Dio.
ANALISI dell'OPERA
Al centro della scena e rappresentato il prodigio del risveglio; la donna è raffigurata mentre si siede sul letto funebre, con le mani giunte. Il suo volto, pur pallido, è rivolto al sacerdote che le siede accanto. Giotto cattura il momento preciso del sussurro della confessione, un istante sospeso tra la vita e l'eternità.
Nella parte alta, a sinistra, Francesco appare in volo tra le nuvole. È lui il mediatore invisibile che ha ottenuto da Cristo questo "supplemento di vita". Il suo gesto è di comando e protezione, sottolineando che il miracolo avviene per i suoi meriti.
Attorno al letto, i parenti e le donne presenti mostrano un misto di terrore e stupore. Giotto descrive magistralmente il contrasto tra chi scappa impaurito dal "cadavere" che parla e chi prega fervidamente, comprendendo la natura sacra dell'evento.
Il confessore è ritratto con un'espressione di incredulità e sbalordimento. La sua figura serve a validare il miracolo: il sacramento della confessione, somministrato a una resuscitata, è la prova suprema della cura che Francesco ha per le anime dei suoi fedeli.
Questo affresco sottolinea che la missione di Francesco non è solo quella di guarire i corpi (come nell'episodio precedente), ma soprattutto quella di salvare le anime. L'opera di Giotto ad Assisi ribadisce il ruolo del Santo come patrono della buona morte e difensore dei peccatori.
