24. Canonizzazione di san Francesco d'Assisi

RIFERIMENTO LETTERARIO
Papa Gregorio IX volle verificare con grande scrupolo i miracoli attribuiti a Francesco. Dopo aver ascoltato le testimonianze dei frati e dei cardinali, ritenne pienamente provata la santità del Poverello. Si recò personalmente ad Assisi. Il 16 luglio 1228, in una solenne cerimonia pubblica, canonizzò Francesco e lo iscrisse nel catalogo dei santi. Nello stesso giorno pose la prima pietra della Basilica destinata ad accogliere il corpo del santo. (Legenda Maior XV, 7)
CONTESTO
La Canonizzazione di san Francesco, celebra il riconoscimento ufficiale della sua santità da parte della Chiesa, avvenuto ad Assisi il 16 luglio 1228, a soli due anni dalla morte.
In questo affresco, Giotto mette in scena la grandiosità della liturgia papale, trasformando un evento storico in un'immagine di potere e devozione
ANALISI dell'OPERA
Papa Gregorio IX (già protettore dell'ordine come Cardinale) è il fulcro della composizione. Siede su un trono maestoso, circondato dai cardinali in abiti scarlatti. Il suo gesto è solenne e sancisce la gloria terrena e celeste del "Poverello".
La parte inferiore del dipinto è affollata di vescovi, frati e laici. Giotto riesce a rendere la varietà dei paramenti liturgici e delle espressioni: c'è chi prega, chi osserva con deferenza e chi sembra commentare l'evento. È una rappresentazione della Chiesa universale che si riconosce nell'esempio di Francesco.
La scena è ambientata all'interno di una chiesa (probabilmente l'antica San Giorgio, dove Francesco fu inizialmente sepolto).
L’opera ha subito molti danni nel tempo a causa dell’umidità che si è infiltrata dalla finestra soprastante. Gli interventi di restauro si sono quindi resi necessari per integrare con campiture bidimensionali le cadute di intonaco.
La canonizzazione, descritta con enfasi nelle Fonti Francescane, non è solo un atto religioso, ma un momento di riconciliazione tra il radicalismo evangelico di Francesco e la struttura gerarchica della Chiesa. Con questo affresco, Giotto ad Assisi chiude il cerchio aperto con il Sogno di Innocenzo III: l'uomo che sosteneva la Chiesa è ora ufficialmente elevato agli altari come suo pilastro.
