16. Morte del cavaliere di Celano

RIFERIMENTO LETTERARIO
«Lo richiamò alla vita dello spirito.» (Legenda Maior XI, 4)
CONTESTO
La Morte del cavaliere di Celano, illustra il dono della profezia di Francesco e la sua sollecitudine per la salvezza delle anime, anche in momenti di convivialità.
Secondo la Legenda Maior, Francesco fu invitato a pranzo da un cavaliere. Prima di sedersi a tavola, il Santo lo esortò a confessarsi e a mettere in ordine la sua coscienza, perché sarebbe morto di lì a poco. Il cavaliere ubbidì e, appena iniziato il pasto, spirò improvvisamente.
ANALISI dell'OPERA
Giotto rompe la staticità di una scena conviviale inserendo il dramma della morte. A destra, il cavaliere è raffigurato nel momento del trapasso, circondato dai parenti che si disperano. La vivacità dei colori della tavola imbandita contrasta violentemente con il pallore del morente.
Il Santo è ritratto a sinistra, distaccato, seduto a tavola, con un'espressione di composta tristezza. Egli non è sorpreso, poiché sapeva ciò che stava per accadere. La sua figura è il perno morale della scena: la sua parola ha permesso al cavaliere di morire in grazia di Dio.
Il pittore inserisce l'azione sotto un porticato gotico leggero ed elegante. Le arcate servono a scandire i tempi del racconto: da un lato l'avvertimento profetico (il pranzo), dall'altro l'evento finale (la morte).
Le figure femminili che sorreggono il cavaliere mostrano volti realistici stravolti dal dolore. Giotto esplora qui la gamma delle emozioni umane, dal pianto disperato alla preghiera silenziosa, rendendo la scena profondamente toccante e "moderna".
L'affresco insegna la necessità di essere sempre pronti all'incontro con Dio. Come descritto nelle Fonti Francescane, Francesco non è solo il santo della gioia e degli uccelli, ma anche l'uomo che ricorda la serietà del destino eterno.

