14. Miracolo della sorgente

RIFERIMENTO LETTERARIO
«Subito, per virtù divina, scaturì una fonte di acqua viva.» (vita seconda di Tommaso da Celano)
«Dalla dura pietra scaturì una fonte, per virtù della sua preghiera.» (Legenda Maior VIII, 6)
CONTESTO
La scena del Miracolo della sorgente, è uno degli affreschi più celebri per la capacità di Giotto di fondere natura e spiritualità. L'episodio, narrato nella Leggenda Maggiore, avviene mentre Francesco, ormai debole e malato, sale verso il monte della Verna su un asino prestato da un contadino. Quest'ultimo, sfinito dalla sete, implora aiuto.
ANALISI dell'OPERA
In basso a destra si trova una delle figure più famose della storia dell'arte: l'uomo che si china a bere (il “Settone”). Giotto ne descrive lo sforzo fisico con una precisione rivoluzionaria: il piede puntato per non scivolare, la tensione delle spalle e il volto immerso nell'acqua. È la rappresentazione perfetta del bisogno umano elementare.
Al centro, Francesco è in ginocchio, isolato dagli altri personaggi. Il suo sguardo è rivolto verso l'alto, verso la roccia da cui scaturisce l'acqua. Non è Francesco a fare il miracolo, ma la forza della sua preghiera che "costringe" Dio a intervenire nella durezza della materia.
Le rocce sono dipinte come blocchi scheggiati e aridi, quasi privi di vegetazione, per sottolineare l'eccezionalità del miracolo. La natura qui non è solo uno sfondo, ma la protagonista che si piega alla volontà divina.
Notiamo Il contrasto tra i personaggi: mentre Francesco è assorto nel divino e il contadino soddisfa la sua sete, i due frati sullo sfondo (a sinistra) sembrano non essersi ancora accorti di nulla, creando un senso di narrazione temporale sospesa.
Questo miracolo trasforma Francesco in un "nuovo Mosè" che fa scaturire l'acqua dalla roccia nel deserto. L'opera simboleggia la carità francescana che risponde concretamente alle necessità dei più umili. Come riportato nelle Fonti Francescane, il Santo non offre solo parole, ma sollievo reale alla sofferenza.

