03. Sogno di san Francesco d'Assisi

RIFERIMENTO LETTERARIO
«La notte seguente, mentre dormiva, la divina bontà gli mostrò un palazzo splendido e grande, pieno di armi guerresche fregiate del segno della croce di Cristo; e chiedendo di chi fossero, da una voce celeste gli fu risposto che esse sarebbero divenute tutte sue e dei suoi soldati.» (Legenda Maior I, 3)
CONTESTO
Il Sogno delle armi, terzo affresco del ciclo di Giotto ad Assisi, segna un momento di straordinaria sperimentazione spaziale. Qui l'artista deve rappresentare l'invisibile: il confine tra il sonno fisico di Francesco e la visione soprannaturale che gli appare.
ANALISI dell'OPERA
Francesco è raffigurato addormentato in un letto elegante, protetto da un baldacchino che Giotto trasforma in una vera e propria struttura architettonica tridimensionale (SCATOLA ARCHITETTONICA). Questo "cubo" spaziale dimostra la volontà del pittore di sfidare la bidimensionalità medievale.
A destra compare il palazzo “CELESTIALE” oggetto del sogno. È un edificio fastoso, decorato con bifore e fregi, dove si intravedono scudi e vessilli crociati. La precisione architettonica serve a rendere "reale" la visione, quasi come se il palazzo fosse una costruzione fisica accanto al letto.
All'altezza del cuscino compare Cristo, che con un gesto della mano indica il palazzo. È il motore dell'azione, colui che sta "proiettando" il sogno nella mente del Santo.
Giotto cattura perfettamente l'ambiguità del momento evidenziando l’equivoco della visione. Francesco sogna armi e castelli perché sogna ancora di essere un cavaliere terreno. Non sa ancora che quelle armi serviranno per una guerra spirituale, non di sangue.

