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27 SET 2025

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PASSEGGIATA LETTERARIA 2025

GRUPPO CULTURALE CENACOLO

27 SETTEMBRE 2025


IL GRUPPO CULTURALE HA ORGANIZZATO UNA PASSEGGIATA LETTERARIA PER LE VIE DI QUARTO OGGIARO, ALLA SCOPERTA DEI PERSONAGGI A CUI SONO DEDICATE LE STRADE DEL NOSTRO QUARTIERE, CHE OGNI GIORNO DISTRATTAMENTE PERCORRIAMO.


Il percorso che ha prevedeva 9 tappe a piedi (distanza totale circa 2,7 km) è partito da via Andersen (presso il monastero delle suore Benedettine) e si concluso in via De Roberto a Santa Lucia, passando per via Satta, via Capuana, via Ungaretti, via Buzzati, via Silone, via Graf, via Trilussa.



TAPPE DELLA PASSEGGIATA


Per conoscere il personaggio relativo ad ogni tappa, cliccare sull'immagine associata ad ogni singolo quadro. Cliccando sui link posti in calce ai singoli quadri è possibile usufruire degli approfondomenti associati


 [👣SCARICA QUI]  L'opuscolo per seguire la passeggiata

Hans Christian Andersen 

Odense, 02/01/1805 – Copenaghen, 04/08/1875 

è stato uno scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe. Nato in una famiglia povera, figlio di un calzolaio e di una lavandaia, Andersen visse un’infanzia segnata dalla miseria e dalle difficoltà sociali. Nonostante ciò, sviluppò fin da giovane una fervida immaginazione e una profonda sensibilità, che lo portarono a sognare una vita diversa, lontana dalla sua realtà quotidiana. Dopo vari tentativi nel mondo del teatro e della musica, Andersen trovò la sua vocazione nella scrittura. La sua prima opera importante fu L’improvvisatore (1835), ma fu con le fiabe che conquistò fama internazionale. 

Tra le più amate:

  • La sirenetta

  • Il brutto anatroccolo

  • La principessa sul pisello

  • La piccola fiammiferaia

  • La regina delle nevi


Instancabile viaggiatore, visitò gran parte dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa, raccogliendo esperienze che arricchirono la sua produzione letteraria. Le sue opere influenzarono autori come Charles Dickens e Oscar Wilde. Andersen morì nel 1875, ma il suo lascito vive ancora oggi. Le sue fiabe sono state tradotte in oltre 150 lingue e continuano a ispirare adattamenti teatrali, cinematografici e letterari. La sua vita stessa fu una fiaba: da un’infanzia difficile a un riconoscimento mondiale.



Sebastiano Satta

Nuoro 1867 - ivi 1914 

è stato un poeta, avvocato e giornalista italiano, considerato una delle voci più autentiche della Sardegna e della sua cultura. Nato in una famiglia nuorese, perse il padre a soli cinque anni. Dopo gli studi a Sassari e Bologna, si laureò in giurisprudenza nel 1894. Durante il servizio militare a Bologna, si avvicinò alla poesia di Carducci, che influenzò profondamente il suo stile. Nel 1893 fondò il giornale L’Isola e collaborò con diverse testate, tra cui Nuova Sardegna. Fu un intellettuale vivace, goliardico e appassionato, capace di cogliere le contraddizioni della società sarda. Le sue poesie, spesso scritte anche in lingua sarda, raccontano con intensità la vita del popolo barbaricino, le sue sofferenze e la sua fierezza.

Opere principali:

  • · Versi ribelli (1893)

  • · Canti barbaricini (1910)

  • · Su battizu (poesia in sardo)


Nel 1908 fu colpito da una paralisi che lo rese muto e lo costrinse a lasciare l’attività forense. Nonostante ciò, rimase lucido e continuò a scrivere fino alla morte, Satta è ricordato come il poeta che ha saputo dare voce agli umili, agli emarginati e alla bellezza aspra della Sardegna.



Luigi Capuana 

Mineo, 28/05/1839Catania, 29/11/1915 

è stato uno scrittore, giornalista e critico letterario italiano, considerato uno dei principali teorici del Verismo, accanto a Giovanni Verga. Nato in una famiglia benestante della Sicilia orientale, Capuana studiò al Reale Collegio di Bronte e poi si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza a Catania. Abbandonò gli studi per partecipare all’impresa garibaldina del 1860, ricoprendo ruoli nel comitato insurrezionale del suo paese. Nel 1864 si trasferì a Firenze, dove frequentò ambienti culturali vivaci e pubblicò saggi e novelle. Fu critico teatrale per La Nazione e iniziò a delineare la sua idea di letteratura come “documento” della realtà, ispirandosi al naturalismo francese di Émile Zola.

Opere principali;

  • Scrisse romanzi, novelle, fiabe e saggi. Il suo capolavoro è Il marchese di Roccaverdina (1901), un romanzo psicologico che incarna i principi del Verismo. 

  • Tra le sue raccolte di novelle spiccano Le paesane e Profili letterari.


Fu sindaco di Mineo per due mandati e insegnò letteratura all’Università di Catania. La sua attività intellettuale fu sempre legata alla valorizzazione della cultura siciliana e alla riflessione sul ruolo della letteratura nella società. E' ricordato come il “filosofo” del Verismo, colui che ne ha formulato le basi teoriche. La sua opera ha contribuito a dare dignità letteraria alla vita quotidiana, alle passioni e alle contraddizioni del Sud Italia.


Giuseppe Ungaretti

Alessandria d'Egitto, 08/02/1888Milano, 01/06/1970

è stato uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, fondatore e simbolo della poesia ermetica, capace di rivoluzionare il linguaggio poetico con la sua ricerca dell’essenzialità e della parola pura. Nato da genitori lucchesi emigrati in Egitto, perse il padre in giovane età. La madre, con grande sacrificio, gli garantì un’istruzione presso l’École Suisse Jacot, dove si avvicinò alla letteratura francese e italiana. Nel 1912 si trasferì a Parigi, dove frequentò la Sorbona e conobbe artisti come Apollinaire, Modigliani e De Chirico. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò volontario nel 19º reggimento di fanteria. L’esperienza del fronte segnò profondamente la sua poetica: da lì nacquero le liriche raccolte in L’Allegria (1919), dove il dolore e la precarietà della vita si fondono in versi brevi e intensi come Veglia, Mattino e Soldati. Negli anni successivi, la sua poesia si fece più riflessiva e filosofica, come in Sentimento del tempo (1933). Dopo la morte del figlio Antonietto nel 1939, la sua scrittura assunse toni più meditativi e tragici. Collaborò con riviste, insegnò letteratura italiana in Brasile e poi a Roma, e fu riconosciuto come maestro da intere generazioni di poeti. 


Ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura italiana. La sua poesia, scarna ma potentissima, ha insegnato che anche una sola parola può contenere un universo. Come disse lui stesso:

“La poesia è poesia quando porta in sé un segreto.”


Dino Buzzati Traverso

San Pellegrino di Belluno, 16/10/1906Milano, 28/01/1972

è stato uno scrittore, giornalista, pittore e drammaturgo italiano, tra le figure più originali e poliedriche della letteratura del Novecento. Si laureò in Giurisprudenza a Milano, ma la sua vera vocazione era la scrittura. Entrò giovanissimo al Corriere della Sera, dove lavorò per tutta la vita come cronista, inviato speciale e redattore. La sua attività giornalistica influenzò profondamente il suo stile narrativo, asciutto e visionario.

Opera letteraria:

La sua narrativa mescola realismo e fantastico, con atmosfere surreali e allegoriche. Il suo capolavoro è Il deserto dei Tartari (1940), romanzo esistenzialista che racconta l’attesa vana di un attacco nemico in una fortezza isolata. Tra le altre opere celebri:

  • Barnabo delle montagne

  • Il segreto del Bosco Vecchio

  • Un amore

  • La famosa invasione degli orsi in Sicilia (fiaba illustrata)


Buzzati fu anche pittore, scenografo e librettista. Il suo immaginario visivo si riflette nelle sue opere, dove spesso il tempo, la morte, l’attesa e il mistero sono protagonisti. Amava la montagna, la musica e il disegno, passioni che coltivò per tutta la vita. Considerato il “Kafka italiano” per la sua capacità di raccontare l’angoscia dell’uomo moderno, Buzzati ha lasciato un segno nella cultura italiana. Le sue opere continuano a essere lette, studiate e amate per la loro profondità e originalità.



Ignazio Silone, pseudonimo di Secondino Tranquilli 

Pescina, 01/05/1900Ginevra, 22/10/1978 

è stato uno scrittore, giornalista e politico italiano, tra le voci più lucide e impegnate del Novecento europeo. Nato in Abruzzo da una famiglia modesta, Silone visse un’infanzia segnata da lutti e povertà. Il terremoto della Marsica del 1915 gli portò via il padre, la madre e cinque fratelli, lasciandolo orfano a soli quattordici anni. Interruppe gli studi e si dedicò presto all’attivismo politico. Fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia nel 1921, ma ne uscì nel 1930 per dissenso verso lo stalinismo. Perseguitato dal fascismo, visse in esilio per molti anni, soprattutto in Svizzera, dove si dedicò alla scrittura e alla riflessione politica.

Opera letteraria:

La sua narrativa è profondamente legata alla condizione dei contadini abruzzesi e alla denuncia delle ingiustizie sociali. Il suo romanzo più celebre, Fontamara (1933), è un manifesto contro l’oppressione e l’emarginazione. Tra le altre opere importanti:

  • Pane e vino

  • Il segreto di Luca

  • L’avventura di un povero cristiano


Si definiva “socialista senza partito e cristiano senza Chiesa”, esprimendo una visione etica e spirituale della politica. Fu eletto all’Assemblea Costituente nel 1946 e partecipò attivamente alla vita culturale italiana. La sua opera è tradotta in decine di lingue e ha ricevuto numerose candidature al Nobel.



Arturo Graf 

Atene, 19/01/1848Torino, 31/05/1913 

è stato un poeta, critico letterario e aforista italiano, tra i protagonisti della cultura umanistica tra Otto e Novecento, noto per la sua profonda erudizione e per l’eleganza del pensiero. Figlio di un commerciante tedesco e di una madre italiana, visse un’infanzia cosmopolita tra Grecia, Trieste e Romania. Tornato in Italia nel 1863, studiò a Napoli dove seguì le lezioni di Francesco De Sanctis. Si laureò in giurisprudenza nel 1870, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Nel 1875 ottenne la libera docenza in Letteratura italiana e insegnò a Roma. L’anno successivo fu chiamato all’Università di Torino, dove insegnò Letteratura neolatina e poi Letteratura italiana fino al 1907. Fu tra i fondatori del Giornale storico della letteratura italiana e collaborò con riviste come Critica Sociale e Nuova Antologia.

Opere e pensiero:

Fu autore di poesie, saggi e un romanzo. Tra le sue raccolte poetiche:

  • Medusa (1880)

  • Dopo il tramonto (1890)

  • Rime della selva (1906)

  • Nel romanzo Il riscatto (1901), esplorò il conflitto tra destino e volontà individuale. 


Le sue opere riflettono una transizione dal romanticismo al razionalismo positivista, con accenti simbolici e spirituali. Fu un pensatore raffinato, capace di coniugare rigore scientifico e sensibilità poetica. Le sue riflessioni sul Medioevo, sulla fede e sull’etica lo rendono una figura chiave del pensiero letterario italiano pre-moderno.



Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Camillo Salustri

Roma, 26/10/1871 – ivi, 21/12/1950 

è considerato uno dei più grandi poeti dialettali italiani, celebre per le sue composizioni in romanesco, che con ironia e saggezza raccontano la vita quotidiana, la politica e la società del suo tempo. Figlio di una sarta bolognese e di un cameriere di Albano Laziale, visse un’infanzia segnata da lutti e difficoltà economiche. Dopo la morte del padre, fu accolto con la madre nel palazzo del marchese Ermenegildo De’ Cinque Quintili, suo padrino. Abbandonò gli studi a 15 anni e si formò da autodidatta, coltivando la passione per la poesia popolare. Nel 1887 pubblicò il suo primo sonetto in dialetto romanesco, L’invenzione della stampa, sul giornale Il Rugantino. Da lì iniziò una lunga carriera che lo portò a collaborare con importanti testate come Il Messaggero e Don Chisciotte

Tra le sue opere più note:

  • Quaranta sonetti (1895)

  • Favole romanesche (1900)

  • Caffè concerto (1901)

  • Er serrajo (1903)


Fu maestro nell’uso del dialetto per esprimere concetti universali. Le sue poesie e favole, spesso in forma di apologhi, mescolano umorismo, critica sociale e riflessione morale. Il suo stile semplice e diretto lo rese amatissimo dal pubblico. Nel dicembre 1950, pochi giorni prima della morte, fu nominato senatore a vita dal presidente Luigi Einaudi, un riconoscimento alla sua importanza culturale.



Federico De Roberto

Napoli, 16/01/1861Catania, 26/07/1927

è stato uno scrittore e giornalista italiano, noto soprattutto per il romanzo I Viceré, capolavoro del verismo siciliano. Dopo la morte del padre, si trasferì con la madre a Catania, dove studiò presso l’Istituto tecnico “Carlo Gemmellaro” e si iscrisse alla facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali. Tuttavia, abbandonò presto gli studi scientifici per dedicarsi alla letteratura. Esordì nel 1881 con il saggio Giosuè Carducci e Mario Rapisardi. Polemica, e collaborò con riviste come Don Chisciotte e Fanfulla della domenica, firmandosi con lo pseudonimo “Hamlet”. Entrò in contatto con Luigi Capuana e Giovanni Verga, diventando parte attiva della scuola verista siciliana.

Opere principali:

  • Documenti umani (1888): raccolta di novelle psicologiche

  • L’Illusione (1891): romanzo che anticipa il ciclo degli Uzeda

  • I Viceré (1894): il suo capolavoro, ritratto impietoso dell’aristocrazia siciliana e delle trasformazioni politiche post-unitarie


De Roberto visse tra Catania, Milano e Roma, lavorando come bibliotecario e continuando a scrivere saggi e racconti. La sua prosa lucida e analitica, spesso pessimista, lo ha reso uno degli osservatori più acuti della società italiana tra XIX e XX secolo.




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A Quarto Oggiaro ci sono tante vie intitolate a scrittori in quanto il quartiere è stato progettato e costruito in un periodo in cui era comune dedicare vie e piazze a figure di spicco della cultura. Questa scelta rifletteva una volontà di celebrare e onorare il patrimonio letterario italiano e universale, integrando elementi di prestigio culturale nell'urbanistica del quartiere. Dedicare vie a scrittori è un modo per mantenere vivo il ricordo e l'importanza di questi intellettuali, conferendo un'aura culturale e di pregio all'ambiente urbano. La scelta di un tema specifico per la denominazione delle vie può contribuire a creare un'identità distintiva e a rendere il quartiere più riconoscibile e memorabile. In sostanza, le strade a tema letterario a Quarto Oggiaro sono una conseguenza di un'idea urbanistica che collegava la crescita della città e della comunità a un forte valore educativo e culturale, prendendo gli scrittori come simboli di questa ispirazione.

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