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   Quando e Dove    

dal 23 al 27 FEB

Via Federico de Roberto, 20, Milano, MI, Italia

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ESERCIZI SPIRITUALI COMUNITARI

ESERCIZI SPIRITUALI DI QUARESIMA COMUNITARI

Da lunedì 23 a venerdì 27 febbraio, prima settimana di Quaresima, vivremo insieme gli esercizi spirituali. Ogni giorno ci saranno due occasioni di ascolto della parola, alle 17.00 e alle 21.00. 


Quest’anno la predicazione sarà affidata a frati francescani, che nell’anno dedicato a S.Francesco, ci aiuteranno a condividere l’esperienza spirituale del Santo. 


Programma:

Lunedì 23 febbraio: “ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza”: un nuovo sguardo

  • ore 17.00 predica don Stefano Crespi

  • ore 21.00: predica fra Andrea Ferrari OFM


Martedì 24 febbraio: “D’ora in poi voglio dire: «Padre nostro, che sei nei cieli», non più «padre mio Pietro di Bernardone»: nuove relazioni!

  • ore 17.00 predica don Augusto Bonora

  • ore 21.00: predica fra Andrea Poerio OFCap


Mercoledì 25 febbraio: “Và e ripara la mia casa”: un nuovo impegno!

  • ore 17.00 predica don Edy Cremonesi

  • ore 21.00: predica fra Andrea Ferrari OFM


Giovedì 26 febbraio: “Laudato sii, o mio Signore, per tutte le creature”: un nuovo mondo!

  • ore 17.00 predica don Marco Frediani

  • ore 21.00: predica fra Andrea Ferrari OFM


Venerdì 27 febbraio: “Altissimo Onnipotente buon Signore….”: preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano

  • ore 21.00: guida la preghiera conclusiva don Stefano Cucchetti


TUTTI GLI APPUNTAMENTI SARANNO PRESSO LA CHIESA DI SANTA LUCIA

AUDIO delle PREDICAZIONI

24 FEB 2026 ore 21:00
00:00 / 45:44

Don Stefano Cucchetti -D'ora in poi voglio dire: "PADRE NOSTRO, che sei nei cieli", non più "padre mio Pietro di Bernardone"

23 FEB 2026 ore 21:00
00:00 / 42:00

Fra Andrea Ferrari - "Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza"

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"Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza" -

UN NUOVO SGUARDO

Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra di loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

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"D'ora in poi voglio dire "Padre nostro, che sei nei cieli", non più padre mio Pietro di Bernardone" - NUOVE RELAZIONI

L’uomo di Dio si alzò, lieto e confortato dalle parole del vescovo, e traendo fuori i soldi, disse: “Messere, non soltanto il denaro ricavato vendendo la sua roba, ma gli restituirò di tutto cuore anche i vestiti”. Entrò in una camera, si spogliò completamente, depose sui vestiti il gruzzolo, e uscendo nudo alla presenza del vescovo, del padre e degli astanti, disse: “Ascoltate tutti e cercate di capirmi. Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho deciso di servire Dio, gli rendo il denaro che tanto lo tormenta e tutti gl’indumenti avuti da lui. D’ora in poi voglio dire: “Padre nostro, che sei nei cieli”, non più “padre mio Pietro di Bernardone” ”. I presenti videro che l’uomo di Dio portava sulla carne, sotto begli abiti colorati, un cilicio. Addolorato e infuriato, Pietro si alzò, prese denari e vestiti, e se li portò a casa. Quelli che assistevano alla scena, rimasero indignati contro di lui, che non lasciava al figlio nemmeno di che vestirsi. E presi da compassione, piangevano su Francesco. Il vescovo, considerando attentamente l’uomo santo e ammirando tanto slancio e intrepidezza, aprì le braccia e lo coprì con il suo mantello. Aveva capito chiaramente ch’egli agiva per ispirazione divina e che l’accaduto conteneva un presagio misterioso.

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"Và e ripara la mia casa" UN NUOVO IMPEGNO

Mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu ispirato a entrarvi. Andatoci, prese a fare orazione fervidamente davanti all’immagine del Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà: “Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Và dunque e restauramela”. Tremante e stupefatto, il giovane rispose: “Lo farò volentieri, Signore”. Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del Cristo egli si fece immensamente lieto e raggiante; sentì nell’anima ch’era stato veramente il Crocifisso a rivolgergli il messaggio. Uscito dalla chiesa, trovò il sacerdote seduto lì accanto, e mettendo mano alla borsa, gli offrì del denaro dicendo: “Messere, ti prego di comprare l’olio per fare ardere una lampada dinanzi a quel Crocifisso. Finiti questi soldi, te ne porterò degli altri, secondo il bisogno”.

dal Testamento:

E il Signore mi dette tale fede nelle chiese, che io così semplicemente pregavo e dicevo: Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo. Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa romana, a motivo del loro ordine, che se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e trovassi dei sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà. E E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io discerno il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri. E voglio che questi santissimi misteri sopra tutte le altre cose siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi. E i santissimi nomi e le parole di lui scritte, dovunque le troverò in luoghi indecenti, voglio raccoglierle, e prego che siano raccolte e collocate in luogo decoroso. E tutti i teologi e quelli che amministrano le santissime parole divine, dobbiamo onorarli e venerarli come coloro che ci amministrano lo spirito e la vita. E dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor papa me la confermò. E quelli che venivano per intraprendere questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più. Noi chierici dicevamo l’ufficio, conforme agli altri chierici; i laici dicevano i Pater noster, e assai volentieri ci fermavamo nelle chiese. Ed eravamo illetterati e sottomessi a tutti. E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all’onestà. E quelli che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio. Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore, chiedendo l’elemosina di porta in porta.


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"Laudato sii mi Signore per tutte le creature"
UN NUOVO MONDO

Voglio quindi, a lode di Lui e a mia consolazione e per edificazione del prossimo, comporre una nuova Lauda del Signore per le sue creature. Ogni giorno usiamo delle creature e senza di loro non possiamo vivere, e in esse il genere umano molto offende il Creatore. E ogni giorno ci mostriamo ingrati per questo grande beneficio, e non ne diamo lode, come dovremmo, al nostro Creatore e datore di ogni bene”. E postosi a sedere, si concentrò a riflettere, e poi disse: “Altissimo, onnipotente, bon Segnore...”. Francesco compose anche la melodia, che insegnò ai suoi compagni. Il suo spirito era immerso in così gran dolcezza e consolazione, che voleva mandare a chiamare frate Pacifico, – che nel secolo veniva detto “il re dei versi” ed era gentilissimo maestro di canto –, e assegnargli alcuni frati buoni e spirituali, affinché andassero per il mondo a predicare e lodare Dio. Voleva che dapprima uno di essi, capace di predicare, rivolgesse al popolo un sermone, finito il quale, tutti insieme cantassero le Laudi del Signore, come giullari di Dio.


"ALTISSIMO GLORIOSO DIO" - DAVANTI AL CROCIFISSO
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