Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti
Alessandria d'Egitto, 08/02/1888 – Milano, 01/06/1970
è stato uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, fondatore e simbolo della poesia ermetica, capace di rivoluzionare il linguaggio poetico con la sua ricerca dell’essenzialità e della parola pura. Nato da genitori lucchesi emigrati in Egitto, perse il padre in giovane età. La madre, con grande sacrificio, gli garantì un’istruzione presso l’École Suisse Jacot, dove si avvicinò alla letteratura francese e italiana. Nel 1912 si trasferì a Parigi, dove frequentò la Sorbona e conobbe artisti come Apollinaire, Modigliani e De Chirico. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò volontario nel 19º reggimento di fanteria. L’esperienza del fronte segnò profondamente la sua poetica: da lì nacquero le liriche raccolte in L’Allegria (1919), dove il dolore e la precarietà della vita si fondono in versi brevi e intensi come Veglia, Mattino e Soldati. Negli anni successivi, la sua poesia si fece più riflessiva e filosofica, come in Sentimento del tempo (1933). Dopo la morte del figlio Antonietto nel 1939, la sua scrittura assunse toni più meditativi e tragici. Collaborò con riviste, insegnò letteratura italiana in Brasile e poi a Roma, e fu riconosciuto come maestro da intere generazioni di poeti.
Ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura italiana. La sua poesia, scarna ma potentissima, ha insegnato che anche una sola parola può contenere un universo. Come disse lui stesso:
“La poesia è poesia quando porta in sé un segreto.”



